The Hope Beyond The Door

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Capita, a volte, che qualcuno mi domandi come nascono alcune opere. 

Se c’è un’idea all’origine della loro creazione insomma, 

una casualità, una specifica richiesta, o qualcosa d’altro ancora… 

Ai primi di aprile, mi è stato commissionato un lavoro 

che avrebbe dovuto partecipare ad un’asta, 

i cui proventi sarebbero andati ad una 

associazione che si occupa di raccogliere fondi per la ricerca sul cancro. 

Sensibile a questo tipo di iniziative, per più di un motivo, 

ho deciso di aderire con gioia, pur avendo dei timori per i tempi di consegna, 

che, nelle esigenze di ness, definire ‘biblici’ rende appena l’idea 🙂 

Riuscito incredibilmente a fare tutto, e nei tempi prestabiliti, 

sono stato costretto, mio malgrado, a rinunciare al progetto 🙁 

Nella notecard di partecipazione -che avevo sottoscritto-  

mi era sfuggito un particolare, il fatto che ci si impegnava  
a non esporre mai più il pezzo presentato per l’asta… 

Ora, io in SL faccio sculture, e le faccio anche perché le si possa mostrare, 

non perché le si debba togliere da sotto il naso alla gente! 

Inutile girare attorno al fatto che il mio inglese è miserrimo almeno quanto il mio italiano. 

Andavano fatte delle scuse -che ho fatto- e, ritirata la mia adesione,  

sono riuscito comunque a partecipare all’asta, questa volta nei panni di un acquirente, 

contribuendo alla causa aggiudicandomi l’opera preferita, della mia artista preferita ^^ 

Questa, in due parole, la genesi rocambolesca di ‘The Hope Beyond The Door’, 

di cui avete una piccola anteprima, qui sopra, nella locandina. 

Quella che segue invece è la breve descrizione che l’accompagna: 

 

“Dolore, sofferenza, freddo, solitudine. 

Questi sono gli spettri della malattia. 

Specie quando colpisce così duramente e in maniera vigliacca. 

La sedia a rotelle, la flebo che gocciola sangue, 

la trasfigurazione del corpo umano, 

ridotto a mero oggetto da riparare. 

Un contenitore per gli affetti, per i ricordi, per i desideri…

O vissuto come ostacolo al proprio percorso di guarigione. 

Il tutto, immerso in una atmosfera di estremo abbandono. 

Un distacco, che si avverte sulla pelle, 

quando la cam riesce ad entrare 

nello spazio, stretto e angusto, della piccola stanza.  

Eppure, la porta al cammino della speranza non è chiusa. 

Così come accesa, è la piccola candela, che illumina la scena. 

Nell’ installazione sono presenti altre porte, non a caso tutte aperte. 

Tenute in piedi da un sottilissimo filo che le appende al soffitto. 

Sono li a simboleggiare, oltre alla moltiplicazione -purtroppo- 

delle storie che noi tutti conosciamo, anche le tante possibilità 

di entrare in contatto, in comunicazione, con ognuna di queste storie… ” 


Cos’altro aggiungere se non che amo profondamente questo lavoro? 

Ah si, ovviamente, lo slurl della galleria, ricordando che l’ opening 

ci sarà per questo martedì, 12 luglio, alle 22.30 ( 1.30 PM SLT ) e che l’esposizione 

rimarrà aperta al pubblico per tutta l’estate, fino alla metà di settembre.