The Golden Age Of Russian Avant Garde

Russian Avant Gard Poster

All’inizio di Gennaio, Rose Borchovski,
mi chiese se avevo il piacere di partecipare ad un progetto di gruppo,
molto ambizioso, che si proponeva di omaggiare l’Avanguardia Artistica Russa
del secolo scorso, attraverso la realizzazione di una serie di tributi,
ad alcune delle opere create da autori che nel tempo ne sono diventati l’emblema.
La mostra, curata da lei e da Peter Greenaway, sarebbe stata ospitata
a Mosca, al Manege Museum, in uno spazio espositivo dove il pubblico avrebbe avuto,
tra l’altro, l’opportunità di godere di tutto il materiale costruito da noi in SL,
attraverso la visione di un video-machinima, girato da Rose stessa,
nonché la possibilità di interagire con esso grazie all’utilizzo
di postazioni multimediali collocate all’interno del museo. Accettai di buon grado.
Inutile sottolineare la gioia per aver preso parte ad un programma
di così ampio respiro, a fianco di artisti che stimo ed ammiro,
del calibro di Bryn Oh, Rose Borchovski, Alpha Auer, Jo Ellsmere, Soror Nishi,
Eupalinos Ugajin e Caer Balogh. Una grande gioia ed una grande responsabilità anche.
Chi mi conosce a fondo, sa bene che in situazioni come queste
cerco di infilare la prima uscita d’emergenza ringraziando tutti al colmo dell’imbarazzo.
Bene, questa volta non è successo. Spero solo di aver fatto un buon lavoro.
A me il compito di rendere omaggio alle opere di Lyubov Popova e Alexander Rodchenko.
Qui sotto trovate le immagini che fanno riferimento
proprio alle mie due piccole installazioni a loro dedicate.

Tribute To Lyubov Popova:
Tribute To Popova

Tribute To Alexander Rodchenko:
Tribute To Rodchenko

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo invece è il teaser realizzato da Rose e Peter Greenaway per l’evento:

La sim apre al pubblico questa Domenica, 27 di Aprile, alle ore 22,00 (1.00 PM-SLT),
e resterà aperta almeno per tutto il mese di Maggio.
Questo il punto di arrivo:

http://maps.secondlife.com/secondlife/LEA8/22/112/56

Una volta giunti sul posto, oltre ad avere accesso alle informazioni
che riguardano noi creatori, seguendo il sottile percorso rosso tracciato a terra,
vi ritroverete circondati dalle numerose e preziose gift realizzate da Alpha Auer,
che ha reso omaggio a moltissime delle opere di questi artisti straordinari,
‘cucendole’ addosso a noi avatar con una maestria
che mi lascia incantato ogni volta che le guardo: prendetele tutte… non ve ne pentirete!

Qui il link ufficiale dell’evento in real con tutti i dettagli:

http://ukrussia2014.ru/en/event/golden-age-russian-avant-garde/

A me, come sempre, non resta che augurare a tutti una buona visita!

In Verità Vi Dico..e Niente.

nessprims.jpg
Qualche settimana fa, in un post di Bryn Oh pubblicato all’interno
del suo blog, che scrisse in occasione della pubblicazione di una tesi di laurea
canadese che la vedeva protagonista assieme ai mondi virtuali sulle reali o millantate
potenzialità nel campo dell’arte, ebbi l’onore -ed il piacere- di essere da lei citato
fra alcuni dei nomi più prestigiosi di SL come uno degli esempi di ‘veterani di talento’.
Inutile dire quanto la cosa mi renda orgoglioso e non mi stancherò mai di ringraziarla.
Il post, fra l’altro, le diede anche modo di esprimere alcune considerazioni
circa l’attuale condizione in cui versa l’universo artistico e creativo di Second Life.
Come è normale che sia, seguirono dei commenti.
Alcuni dei quali pubblicati da autentici protagonisti della scena artistica virtuale di SL,
che cercavano di dare la propria lettura della situazione condividendo e contrapponendo
esperienze vissute in prima persona. Fra tutti i contributi ce n’è stato uno
che mi ha visto coinvolto personalmente assieme alla mia amica Kicca Igaly,
amica e collega di una seconda vita intera. Sto parlando di quello postato da Rose Borchovski.
Rose, lamentava a Bryn una sostanziale diversità di ‘attenzione’ da parte dei visitatori
che giungevano alle installazioni della LEA per il 3° Artists in Residence, appena conclusosi,
rispetto ad altre che in maniera indefessa registravano invece sempre dei pienoni da capogiro.
E se ne domandava il perchè. Nel fare questo, prendeva ad esempio la nostra installazione,
mia e di Kicca, dal nome ‘DangerInEvolution‘ chiedendosi appunto
perchè mai non fosse costantemente presa d’assalto dai visitatori
giunti da ogni parte del metaverso a godere della sua bellezza.
Ringraziandola, risposi che avevo le idee piuttosto chiare a riguardo; idee a proposito
del perchè alcune cose in SL sembrano ‘funzionare’ meglio di altre. E questo mio post, ora,
rappresenta il tentativo di condividerle, sperando di renderle semplici e chiare per tutti.
Potrei parlare di come alcuni critici, direttori di magazines, bloggers, giornalisti,
galleristi, owners di sim, fotografi, machinima makers..un esercito intero insomma,
sembra seguire con attenzione morbosa solo alcuni dei nomi che forse garantiscono
una facile eco a quelle che sono le loro iniziative, o di come nei canali ufficiali
messi a disposizione dalla Linden Lab per la condivisione di quelle che sono le attività
e gli eventi proposti da noi resident, ad esempio la Destination Guide,
a volte accadono degli incidenti di percorso che portano posti a scomparire
per sempre al loro interno ed altri a scalare vette di classifiche sempre più vertiginose.
Ma sarebbe per lo meno ingenuo attribuire l’insuccesso del proprio lavoro
in termini di traffico e apprezzamento associandolo solo a queste variabili.
Ingenuo e profondamente ingeneroso nei confronti di quello che è l’impegno profuso.
Sono convinto che a decretare la buona riuscita -o meno- di una condivisione
apprezzata su larga scala siano altri fattori. Ma partiamo dall’inizio, ovvero:
dall’idea che si ha in SL dell’arte vissuta come esperienza immersiva.
Ora dirò qualcosa che farà storcere il naso ai più. Lo so per esperienza.
Credo davvero non ci sia nessuna reale differenza di percezione immersiva
fra il leggere un libro, il guardare un film, l’ascoltare un concerto, l’assistere
a una rappresentazione teatrale, il fare una visita guidata alla più vicina
pinacoteca o..a una installazione vissuta all’interno di un mondo virtuale come quello di SL.
Perchè davvero non esiste nessuna reale differenza nel mezzo utilizzato per giungere
e raggiungere lo scopo del nostro ‘intento artistico’ sempre che, beninteso, ce ne sia uno.
E questo -ci piaccia o no- dipende dal fatto che fondamentalmente siamo gli stessi
da migliaia di anni. Sia sotto l’aspetto biologico che sociale. Nelle dinamiche che regolano
il nostro rapportarci col mondo e con noi stessi. Stessi meccanismi di difesa e di attacco.
Stessi modelli comportamentali di integrazione o ghettizzazione dell’individuo all’interno
di un piccolo nucleo familiare, di un gruppo o di una comunità estesa.
Poco importa se questa comunità sia in carne ed ossa o in pixel, l’avete notato?
Stessa capacità di pensiero astratto. O sempre più spesso la più totale incapacità di astrazione.
Siamo arrivati a banalizzare e a confondere il concetto stesso di immersività
con quello dell’entrare fisicamente dentro qualcosa che ci può contenere per intero.
Il mezzo tecnologicamente più avanzato per esprimere oggi della creatività, ai nostri occhi,
ha lo stesso potere di fascinazione avuto dai primi graffiti rupestri.
Esseri elementari nell’illusione della complessità.
E gli elementi che ‘attraggono’ e ‘distraggono’ l’occhio e la mente sono da sempre
gli stessi anche loro. In genere siamo attratti dalle luci, dai colori, dai forti contrasti,
dai suoni, dal movimento. Da tutte quelle esperienze sensoriali che riportano
i pensieri all’universo rassicurante, semplice e primordiale dell’infanzia,
quella subito dopo la nascita o, in alcuni casi, addirittura precedente.
Alla luce di tutto questo ragionamento, alcune differenze ‘solo’
apparentemente incomprensibili o inspiegabili nel difficile compito di interpretare
umori e malumori del pubblico difronte a dei manufatti artistici, assumono una logica
e una coerenza, e purtroppo -mi verrebbe da dire- pochissime eccezioni
a conferma di ancora meno regole. Per ritornare agli interrogativi legittimi di Rose direi che:
nulla o poco importa se alcune dissonanze cromatiche presenti in alcuni lavori
sono miscelate con una cura maniacale al limite della ossessione.
Per essere sottolineate ed apprezzate su larga scala occorre sempre caricare
in maniera eccessiva e qualche volta volgare. Nulla o poco importa che in altri sia presente
una metrica ed una ritmica costruttiva che in immagini spesso si traduce
in una pregevole musicalità. Per essere goduta ed apprezzata su larga scala
deve potersi ascoltare solo all’orecchio. Nulla o poco importa che in altri ancora
l’esplosione del movimento è sublimata in ognuno dei singoli prim,
nei gruppi che ne compongono parte dei dettagli, fino ad arrivare, via via, in un crescendo
d’insieme quasi coreografico. Per essere accessibile ai più occorre che si muovano davvero
questi benedetti prim! Magari dopo averci cliccato su, così che anche l’aspetto giocoso
legato all’interattività -altro termine di cui si abusa da sempre – è pienamente appagato ^^
Ma di cosa stiamo parlando poi alla fine?
Potrei impegnarmi a fare diversamente per raggiungere un consenso maggiore?
Si, e forse dovrei.  Ma non lo farò. Perchè tradirei la mia natura.
Che è appunto quella di provare a fare sculture
ricche di cromatismi spesso con la quasi totale assenza di colore.
Ricche di musicalità con la quasi totale assenza di suoni.
E soprattutto, ricche di movimento, pur restandosene lì,
piantate ed immobili, a sfidare il buon senso.
Qualche volta anche il mio :°)

Polvere di Stelle d’Arte..in Pixels



2012-12-17_18h26_32.jpg

“Polvere di Stelle d’Arte” è una mostra a cura di Francesca Barbi Marinetti e Tina Vannini,
e si svolge al Margutta di Roma con il coinvolgimento di numerosi artisti
che hanno decorato le stelle esposte con svariate tecniche pittoriche e scultoree,
dedicandole con citazioni e ritratti all’attrice Monica Vitti.
L’evento si estende anche in Second Life al MICImagin@rium,
in collaborazione con ArtEdLand e con Art Gallery Maryva Mayo,
dove da martedì 18 Dicembre alle ore 22.30 (1,30 PM-SLT)
saranno esposte le stelle digitali decorate dagli artisti del metaverso.
Le stesse saranno riprese in un video-machinima che verrà proiettato al Margutta RistorArte
il 14 gennaio, giornata in cui le stelle “di materia” verranno messe all’asta
e il cui ricavato sosterrà la messa in scena o produzione di un testo teatrale
o video che abbia proprio lei come soggetto: la grande Monica Vitti.
 
Gli artisti del metaverso che hanno ri-creato le stelle sono:

Aneli Abeyante
Bryn Oh
Cayenne Avon
Damiax Thor
Daniele Daco Costantin
Desy Magic
Giovanna Cerise
Kicca Igaly
La Baroque
Lookatmy Back
Maryva Mayo
Merlino Mayo
Mexi Lane
Myhns Mayo
Mikati Slade
Nessuno Myoo
Nexuno Thespian
Nino Vichan
Oberon Onmura
Pallina Loon
Rose Borchovski
Silene Christen
Shanty Yutani
Sniper Siemens 
Solkide Auer 
Swina Allen

Due parole sulla mia stella dal titolo “Il Graffio”…

Il Graffio picture.jpg
Quando sono stato invitato da Mexi a partecipare
a questa antologia dedicata alla grandissima Monica Vitti
il primo quesito che mi sono posto è stato: qual è la cosa che ami di più di quest’artista?
Senza nessuna esitazione ho pensato di rispondere subito “la voce”.
Così caratteristica e riconoscibile. Dagli umori a volte fortemente dissonanti certo
eppure sempre così profondi e caldi da arrivare a toccare punte di autentico erotismo.
E di sensualità. Il passo successivo è stato quello di provare ad esprimere tutto questo
attraverso un oggetto che trasfigurasse e diventasse veicolo stesso della sua voce appunto.
Ecco quindi il perché della scelta di un microfono.
Ma visto che della voce di una attrice stiamo parlando,
ho pensato di rappresentare assieme al microfono alcuni dettagli di una sala di doppiaggio.
Nei fogli appoggiati disordinatamente sul leggio i simboli, caotici,
e le indicazioni misteriose della sua arte, quasi a volere sottolineare il fatto
di come solo lei in fondo fosse in grado di trasformare quelle che potevano essere
semplici battute in varchi che conducono l’ascoltatore in territori tutti da scoprire. 
Oltre ai 5 ritratti, riprodotti sulla stella in trasparenza
che fa da mera parete divisoria  alla cornice dello schermo cinematografico,
i riferimenti che riconducono all’attrice sono  sicuramente i piccoli occhiali gialli.
Il cuore rosso e scuro sul ripiano inferiore sta li a sublimare
la passione per la sua professione. Il Graffio del titolo è tutt’altro che simbolico,
proprio come la sua voce che non lascia mai indifferenti.

The Cube Project



locandina.png 

Davvero molto interessante il progetto nato, voluto e promosso da Bryn Oh 
per la LEA ( Linden Endowment fo the Arts ) con la partecipazione  
di alcuni fra gli artisti più noti e prolifici di second life che hanno 
risposto al suo invito dando vita ad una vera e propria collettiva mastodontica. 
Una collettiva che sarà a disposizione di tutti a partire da oggi per un’ intera settimana. 
L’idea di ‘The Cube Project‘, come si leggeva nella notecard di invito a partecipare, 
è stata quella di chiedere ad ogni artista la creazione di un lavoro utilizzando 
esclusivamente l’elemento più semplice della costruzione in SL: il cubetto. 
Tendenzialmente di colore nero oppure bianco, lo si è potuto allungare, bucare, 
texturizzare, lucidare, scriptare, accendere o rendere parzialmente invisibile… 
Il tutto per una disponibilità di 300.000 prims su una superficie espositiva di 20 sims. 
Si avete letto proprio bene: 20 regioni intere sotto un unico progetto.  
L’ambizione, quella di vedere come ogni singolo estro creativo avrebbe risposto 
col proprio talento vedendosi così drasticamente ridotti gli strumenti a disposizione, 
nel poco tempo concesso e nel tentativo di amalgamare il risultato finale agli altri. 
Bryn stessa, all’interno del suo blog, descrive molto bene di come le è nata la curiosità,  
raccontando di quando durante gli studi all’accademia d’arte uno degli esercizi più utili
nell’apprendimento della pittura a olio fosse proprio quello di cercare 
di limitare il numero dei colori presenti sulla propria tavolozza… 
E devo dire che il risultato è stato straordinario per ognuno. 
Interessante anche notare come lo stile di ciascuno sia emerso prepotentemente. 
Ness come era prevedibile si è entusiasmato non poco all’idea di parteciparvi,  
accogliendo di buon grado la sfida con se stesso e presentando  
un lavoro piuttosto complesso e ovviamente inedito dal titolo ‘The Sentinel’, 
un’ installazione nata dal desiderio di poter esprimere 
il senso umano dell’attesa contenuto all’interno dei cubetti replicanti,  
di cui avete qui sotto una piccola anteprima fotografica 
e le poche parole che al solito ne accompagnano il viaggio…

the sentinel.jpg

“E’ la storia meravigliosa di una macchina del passato di cui si è persa la memoria, 
e che a un certo punto diventa una sola cosa con le antiche meraviglie 
custodite attorno a se. Epopea dell’infinita e silenziosa attesa… ”  

E’ possibile accedere direttamente all’installazione a questo slurl: 

http://maps.secondlife.com/secondlife/LEA18/94/127/10 

Per chi lo desiderasse inoltre il progetto è già disponibile 
sulla Destination Guide ufficiale di Second Life:

http://secondlife.com/destination/the-cube-project